di Alexandra Colasanti
Ieri, 24 novembre, presso l’Associazione della Stampa Estera, a Palazzo Grazioli si è svolta la conferenza stampa di Differenza Donna.
Passi avanti se ne sono fatti, ma in alcuni casi si parla solo di numeri che non crescono rispetto agli anni precedenti, il Femminicidio esiste ancora.
La violenza è dilagante.
Un passo deve essere mosso anche dalla stampa, bisogna cambiare la Cultura, non basta inserire #nessunascusa, è “Il linguaggio , capire cosa non funziona nella narrazione “queste le parole dell’Assessora alle Pari Opportunità Monica Lucarelli.
Ed ancora Guido D’Ubaldo Presidente dell’Odg Lazio “Questo tema va affrontato . Il linguaggio dei Giornalisti deve rispettare il codice Deontologico introdotto dal primo novembre in merito alla nuova carta “.
Duro ed esemplificativo l’Intervento della Professoressa Flaminia Sacca’ Presidente dell’Osservatorio Step Roma “ Va cambiata drasticamente la narrazione, nell’analisi negli articoli analizzati emerge spesso la sottolineatura della posizione dell’Uomo ( Il carnefice ), evidenziandone il ruolo sociale, e la Donna indicata alle volte quasi solo con il nome”, aggiunge “lasciare troppo spazio alle parole del femminicida non sarà mai un racconto neutrale si esorcizza la
“Prospettiva di lui, dove è la prospettiva di lei che non c’è più?” questi solo alcuni degli errori di scrittura nell’Analisi portata avanti dall’Osservatorio che ha esaminato sette testate del primo semestre 2025 per un totale di 527 articoli.
La narrativa va cambiata. Non c ‘è più tempo, ma per far ciò va cambiata la Cultura.
“ Il giornalista ha un grande potere . Dobbiamo creare consapevolezza diffusa”.
Educare alla cittadinanza digitale, fondamentale per comprendere, in una società connessa l’Informazione passa da qui, ma la Narrativa è fondamentale per il cambiamento.
Anche la vicedirettrice del giornale Rai Radio digitale Radio1, Ilaria Sotis, come l’Avv. Manente impegnata da più di 30 anni nella battaglia.
Ed ancora Valentina Loiero Tg5 “Il femminicidio non è un atto di cronaca tugor, io non sto solo raccontando cosa è successo , ma devo raccontare perché è successo”, ed aggiunge “Dovrebbe occuparsene la redazione di politica, raccontare il fenomeno, con i numeri, le dinamiche, della spirale della violenza: dobbiamo fornire gli strumenti”. Vanna Palumbo aggiunge “Un racconto consapevole questa la base da cui partire oggi per continuare la Lotta alla violenza di genere”.
Il messaggio che vuole passare verso tutta la classe giornalista è scegliere la narrazione , che se errata contribuiste a rafforzare gli stereotipi e non scardinarli.
Iniziamo a raccontare il fenomeno per uccidere il male oscuro silenzioso e latente della società moderna con tecnicismo e strategia per intraprendere le vie d’uscita dal fenomeno della violenza.
Troviamo il coraggio di pigiare il 1522, ma soprattutto raccontiamo quanto accade con chi quotidianamente vive queste battaglie e con loro e le istituzioni troviamo il modo di dire BASTA.
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