Ilaria Solazzo premiata ai “Segni di Pace 2026” a Palazzo Valentini

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di Alessandro Cerreoni

Il Premio “Segni di Pace 2026” a Ilaria Solazzo: la comunicazione come ponte tra culture

Si è svolta il 15 aprile 2026, nella cornice istituzionale di Palazzo Valentini, la cerimonia di consegna del Premio nazionale “Segni di Pace”, giunto alla sua terza edizione. Tra i protagonisti dell’evento, la professionista pugliese Ilaria Solazzo, insignita del riconoscimento per il suo impegno ultraventennale nei settori della comunicazione, dell’arte, della cultura e del giornalismo.

Alla cerimonia ha preso parte anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in un appuntamento inserito nel programma della Cattedra della Pace di Assisi e della Giornata Nazionale del Made in Italy, a sottolineare il legame tra diplomazia culturale e promozione dei valori identitari italiani.

Il premio “Segni di Pace”, promosso da oltre 50 enti tra università, centri di ricerca e associazioni attive in 71 Paesi, si propone di valorizzare persone e progetti capaci di diffondere, attraverso azioni concrete, una cultura fondata su pace, rispetto e solidarietà. Un riconoscimento che premia chi, quotidianamente, contribuisce a “costruire ponti invece di muri” tra le comunità.

Accanto a Solazzo, sono stati premiati numerosi volti noti del panorama istituzionale, culturale e sportivo, tra cui Giovanni Malagò, Lino Banfi, Francesco Totti, Irma Conti, Alberto Raffaelli e Giacomo Innocenzi, a testimonianza della trasversalità dell’iniziativa.

L’edizione 2026 ha posto al centro il tema della diplomazia culturale come espressione del Made in Italy, valorizzando arte, creatività e saper fare come strumenti di dialogo e coesione sociale. L’iniziativa, infatti, promuove progetti legati al dialogo interreligioso, all’inclusione sociale, alla tutela dei diritti umani e alla cura dell’ambiente, con ricadute concrete sui territori in termini di sviluppo culturale e attrattività.

Elemento distintivo del progetto è la capacità di integrare linguaggi diversi – artistici, sportivi e simbolici – coinvolgendo enti, associazioni, imprese culturali e comunità religiose in un percorso condiviso. Un modello che rafforza il valore sociale della cultura e ne evidenzia il ruolo strategico nella costruzione di società più inclusive.

Con il riconoscimento a Ilaria Solazzo, il Premio “Segni di Pace” conferma la centralità della comunicazione come strumento di connessione tra mondi e sensibilità diverse, capace di generare consapevolezza e promuovere valori universali in un contesto globale sempre più complesso.

Roma – Dopo la cerimonia di premiazione tenutasi presso Palazzo Valentini, abbiamo incontrato Ilaria Solazzo per approfondire il significato di questo importante riconoscimento e il suo impegno professionale.

Il Premio “Segni di Pace 2026” rappresenta un traguardo significativo. Che valore ha per lei questo riconoscimento?
È un onore profondo, soprattutto perché premia non solo il mio percorso professionale, ma una visione: quella di una comunicazione che unisce, che crea dialogo e che contribuisce a costruire una cultura di pace. Riceverlo in un contesto così autorevole rafforza il senso di responsabilità verso ciò che faccio ogni giorno.

Da oltre vent’anni lavori tra comunicazione, arte e giornalismo. Qual è il filo conduttore del tuo percorso?
Il filo conduttore è sempre stato l’essere umano. Raccontare storie, valorizzare identità culturali e dare voce a realtà spesso poco visibili. Credo che la comunicazione, quando è autentica, possa diventare uno strumento potente di inclusione e consapevolezza.

Il premio valorizza chi “costruisce ponti invece di muri”. Come si traduce questo principio nel suo lavoro quotidiano?
Significa promuovere il dialogo tra culture diverse, evitare narrazioni divisive e cercare sempre un punto di incontro. Anche nei contesti più complessi, il mio obiettivo è creare connessioni, non alimentare contrapposizioni.

Questa edizione ha posto l’accento sulla diplomazia culturale come espressione del Made in Italy. Qual è il ruolo della cultura in questo ambito?
La cultura è uno dei linguaggi più universali che abbiamo. Attraverso l’arte, la creatività e il nostro patrimonio, possiamo trasmettere valori, identità e visioni. È una forma di diplomazia silenziosa ma estremamente efficace, capace di avvicinare i popoli.

Ha condiviso questo riconoscimento con personalità di spicco come Giovanni Malagò e Francesco Totti. Che significato ha questa pluralità di figure premiate?
È il segno che la pace e i valori sociali non appartengono a un solo ambito. Sport, cultura, istituzioni e spettacolo possono contribuire insieme a diffondere messaggi positivi. Questa sinergia è fondamentale per avere un impatto reale.

Quali sono i suoi progetti futuri dopo questo importante riconoscimento?
Continuare a lavorare su progetti che mettano al centro il dialogo interculturale e la valorizzazione dei territori. Vorrei rafforzare iniziative che uniscano comunicazione e impegno sociale, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni.

Un impegno, quello di Ilaria Solazzo, che conferma come la comunicazione possa essere uno strumento concreto per costruire relazioni, abbattere barriere e promuovere una cultura di pace.

Il riconoscimento assegnato a Ilaria Solazzo non celebra soltanto un percorso professionale costruito con competenza, passione e coerenza, ma conferma anche il valore di una comunicazione capace di generare dialogo, inclusione e consapevolezza.
In un tempo segnato da divisioni e complessità, la sua testimonianza richiama l’importanza di figure che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono ogni giorno a diffondere una cultura di pace concreta e condivisa. Un premio, dunque, che assume il significato di un invito a continuare a costruire ponti, valorizzando il potere delle idee, delle relazioni e della responsabilità sociale.

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