Non c’è più tempo: nelle carceri italiane si muore mentre lo Stato discute

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di Alexandra Colasanti

“Ora, venite ora, sta male, non respira più, aiuto aiuto aiuto!”.
 
Mi giro lo guardo lo prendo a ceffoni “Oh daje stanno arriva’” , “daje te portano in infermeria, stasi calmo”. Non respira è tutto rosso ha un bozzo sul collo .
Non arrivano noi urliamo, abbiamo tutti la febbre, da giorni, ma lui sta più male di noi. Sta malissimo . Ha cominciato a lamentarsi, sbiascica, non è da lui, è sempre stato il punto di riferimento qui, un fratello vero, una spalla.
Sta malissimo, è tutto rosso, suda ed ha il collo gonfio.
Non arrivano, siamo in cinque qui , abbiamo battuto forte sulle sbarre , ci siamo fatti male, il sangue sulle nocche, ma non arriva nessuno.
Lui non respira più, ha un respiro flebile. Credo sia svenuto.
L’anno giudiziario verrà inaugurato il 30 gennaio 2026, presso la Corte di Cassazione.
La Relazione Annuale sull’amministrazione della Giustizia per l’Anno 2025, presentata al Parlamento, il 21 gennaio, dal ministro della giustizia Carlo Nordio, non punta i fari sulle Carceri, sulla necessità immediata di porre rimedio al degrado del Sistema Penitenziario Italiano che è al collasso.
Dall’altro lato la Senatrice della Repubblica Italiana Ilaria Cucchi sottolinea: “Sovraffollamento, tasso di problemi psichiatrici altissimo, più del 60 percento dei nostri detenuti assume psicofarmaci, negli ultimi tre anni aumento dei suicidi”.
Eppure il ministro della Giustizia Nordio durante il resoconto sostiene che “Il sovraffollamento è colpa dei magistrati ed i suicidi sono in calo”, il numero tra il 2025 ed il2024 è stazionario sui 240 unità all’anno”.
Nessuno cita le due sentenze emesse verso l’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, perché si preferisce pagare perseverare nella mentalità di “punire” e non agire ristrutturare e passare alla modalità di “ricostruzione”.
Non è più il tempo dei dibattiti, degli slogan, delle promesse, degli annunci. E’ tempo di fatti. Concreti, immediati, rivoluzionari.
Perchè, MENTRE FUORI I COMIZZI TROVANO TEMPO , DIETRO LE SBARRE LA VITA DI MOLTI non ha più tempo.
“La civiltà di una nazione si dimostra dal modo di trattare i suoi detenuti”Voltaire.
Detenzione in spazi disponibili per 46.063 persone, occupati da 63.513 persone , il sovraffollamento è pari al 150%.
La sentenza Torreggiani nel 2013 , aveva posto l’occhio sul trattamento inumano e degradante: spazi inferiori a tre metri netti a persona.
E’ dicembre, le temperature sono rigide, i riscaldamenti non funzionano , chi è fortunato di condividere la cella con qualcuno che ha il fornelletto, riesce a trovare qualche ora di ristoro, il resto, vive nell’umidità che circonda le carceri, quel freddo che ti entra nelle ossa, ti taglia le gote, le mani e ti paralizza le gambe.
L’aria è rarefatta sudore, sporcizia, spesso mischiati rispetto al reato, ma soprattutto con extracomunitari, che vivendo in strada portano le malattie contratte li che si aggiungono a quelle da sempre sono presenti in carcere.
“ LA SCABBIA Mamma, HO PAURA, quando vado a lavarmi , quando esco, quando dormo, oggi sono arrivati altri due e si vede che hanno delle macchie su tutta la pelle, Mamma la puzza ti entra nelle narici arriva un conato di vomito, mischiato agli odori degli uomini di chi non vede una donna da mesi , anni; Mamma ho sbagliato , pago , ma qui morirò “.
Chi parla non è un killer, chi parla non ha accoltellato una donna o un uomo, chi parla non non ha manomesso il soffitto di un locale che ha portato all’incendio che ha costato la vita a quaranta ragazzi.
La distinzione non c’è , l’Italia non fa come i Paesi Nordici, dove gli istituti distinguono la permanenza in base al reato. L’Italia accoglie tutti , ma poi, li mette tutti insieme come degli animali al macello.
Le carceri non hanno agenti a sufficienza, personale sanitario carente , le unità a servizio alle volte non formate formate correttamente, il sistema non funziona.
“Si ammazzano”, non lo dicono, nessuno denuncia le sparizioni , ma mentre fuori si festeggia l’hanno che viene, qui “Si sono suicidati, all’altro braccio si sono tolti la vita in due, siamo tutti con l’influenza, fa freddo, ma i medicinali non arrivano, herpes, sfoghi sulla pelle , mi ricevono fra giorni”.
 
“Mamma l’altra sera un’ora battevamo le braccia , i pugni, urlavamo, lui stava male era rosso, non respirava più, nessuno rispondeva.
Non veniva nessuno. Mamma oggi lui è in terapia intensiva. Ha contratto lo streptococco che gli ha creato del pus intorno al cuore, l’hanno operato d’urgenza, respira con l’ ossigeno e dovranno operarlo di nuovo”.
Chissà da quanto quel detenuto stava male, chissà in che condizioni igieniche sopravviveva. Chissà forse è questo il tanto proclamato Reinserimento nella società civile.
DOBBIAMO CONTINUARE A PENSARE CHE IN TEMA DI GIUSTIZIA IL TEMA PIU’ IMPORTANTE SIA LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE?

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